lunedì 13 febbraio 2017

Michele Biancardi, l'eleganza dei giardini della vite





Da sempre l’uomo e il vino hanno avuto storie parallele ma negli ultimi anni fare il vignaiolo è divenuto un mestiere d'arte.
La nuova consapevolezza del rispetto per la natura e la tutela dell’ambiente impongono al produttore obblighi etici e morali. Oggi più che mai rispettare il ciclo di un ecosistema vitale tra vigna, uomo e territorio significa fare vino secondo natura ed essere custodi di un territorio. Fare vino è un lavoro di passione, sacrificio e attesa. 
Ecco alcuni esempi di produttori di sogni e di vino vicino a me per luoghi e radici. 


Un piccolo cancello e un basso muretto a secco dividono l'azienda e un boschetto di pini marittimi, da lunghi e ordinati filari di vite da fare invidia ai vigneti borgognoni più cult . E' qui, in agro di Cerignola e a pochi chilometri dal mare, che Michele Biancardi ha realizzato il suo progetto di vita. Pannelli solari, coltivazione biologica, difesa ambientale sono i must aziendali che guidano da sempre la sua attività di vignaiolo "autentico". Da poco più di un anno ha realizzato nuovi e suggestivi spazi per i vini a dimora. La sua produzione è una tra le più interessanti di tutto il Tavoliere delle Puglie. 




Viticoltori si nasce o si diventa? E come nasce il desiderio di coltivare un vigneto?
Nel mio caso, si diventa. Sicuramente ho avuto il vantaggio e il grande privilegio di nascere in una famiglia già dedita da tempo al settore. Mio nonno e, dopo di lui, mio padre, sono stati imprenditori agricoli.
Dunque, già inserito sin da piccolo nel mondo dell’agricoltura, ho intrapreso gli studi di agraria e successivamente ho fatto un master in viticoltura ed enologia e una volta terminato il percorso universitario, ho deciso di voler tentare questa strada. Alla conduzione dell’azienda di famiglia ho affiancato, con l’introduzione del vigneto e della cantina, il mio personale contributo.


Descrivici in tre righe il tuo territorio e la tua filosofia di produzione. 
Cerignola, il paese in cui vivo ed in cui è situata la nostra azienda, è un paese da sempre votato all'agricoltura. E’ tra i primi paesi in Italia per estensione territoriale e gran parte di questo territorio è campagna coltivata ad oliveti e soprattutto vigneti. Solitamente qui si è sempre guardato più all'aspetto quantitativo. Ad esempio, per dirne una, la forma di allevamento prediletta è il tendone, mentre personalmente ho voluto abbracciare una filosofia diversa, di una produzione magari più limitata, ma che desse maggior rilevanza agli aspetti qualitativi: forme di allevamento meno intensive, produrre vino in bottiglia, seguire metodi di produzione biologica...


Dove sei più felice, in un vigneto o in una cantina? 
In un vigneto, perché amo stare a contatto con la natura. Per me è una soddisfazione grandissima seguire la crescita e il continuo rinnovarsi delle piante nel susseguirsi delle stagioni. Ciò che amo di più è camminare tra i filari e sentire il respiro delle piante.


Qual è ad oggi il tuo traguardo più grande? 
Probabilmente il fatto che i nostri vini possano trovarsi nei calici di persone dall'altra parte dell’Europa o chissà dove ancora!


Come ti piacerebbe definissero il tuo vino: artigianale, naturale, biologico, vino vero o.. ? 
Mi piacerebbe che i miei vini fossero definiti “autentici”. Ciò che personalmente apprezzo in un buon vino è che non vengano falsate le peculiarità del vitigno. Se bevo un Nero di Troia mi aspetto che degustare un vino tannico, elegante, e mi piace trovare questo.


Con quale varietà d’uva non coltivata da te al momento ti piacerebbe misurarti? E quale varietà secondo te è immeritatamente ignorata? 
Adoro il Pinot Noir, anche se trovo che rispetto alle nostre condizioni pedoclimatiche non sia il vitigno ideale da coltivare. Per quanto riguarda invece la varietà immeritatamente ignorata, penso che il Minutolo sia una di queste. E’ un vitigno con un grande potenziale, non per altro, ho deciso di “adottarlo” includendolo tra le nostre produzioni.


Che rapporto hai con gli altri produttori del tuo territorio? Esiste una squadra e un interesse comune?
Sicuramente un buon rapporto, un rapporto di stima, anzi con alcuni di loro si può dire sia proprio amico. Proprio pochi mesi fa’, su iniziativa del comune, si è cominciato a parlare della costituzione di un possibile consorzio tra produttori locali, ma si tratta ancora di un progetto in fase embrionale.
Personalmente credo che l’interesse comune debba essere quello di riscattare il nostro territorio che da sempre rappresenta “l'abbeveratoio” dal quale attingono molte e molte cantine del nord, dal momento che si produce molto mosto e vino sfuso che poi finisce in bottiglie di aziende altrui. Il punto sarebbe far conoscere e far apprezzare vini del territorio, dal territorio.


Come influisce il tuo lavoro sulla tua vita privata? I tuoi affetti e la tua famiglia sono fieri di te o ti avrebbero voluto “un colletto bianco” con orari di lavoro prestabiliti e senza stagionalità? 
Come ho detto prima, la mia famiglia era già da tempo nel settore e quindi abituata ai suoi ritmi e alle sue peculiarità, anzi per mio padre è stata sicuramente una soddisfazione che io abbia seguito i suoi passi. Chi probabilmente non era abituata a questo è mia moglie, la quale però sta imparando ad apprezzare anche quelli che sono gli aspetti positivi di questo lavoro.


Si diventa vecchi ma mai quanto una vigna, che ci sopravvive. Dove ti trovo tra 20 anni? 
Spero vivamente ancora qui, tra le nostre terre e la nostra azienda, magari evoluta, migliorata, ma sempre lei.






venerdì 10 febbraio 2017

Un giro d'olio o anche due




Tra le cultivar pugliesi spicca per la sua grande personalità la Coratina del nord barese.    
Austera, amara e piccante è stata prodotta in passato spesso a scopo di taglio per oli più leggeri.
Trovare in bottiglia un olio monovarietale di Coratina ci permette di far il pieno di bontà e salute e di apprezzare le sue tipiche caratteristiche organolettiche di intensità olfattiva e gustativa.
Per lungo tempo il suo spiccato amaro e piccante é stato considerato un difetto mentre oggi la scienza lo riconosce come una qualità e punto di forza. Le proprietà antiossidanti e nutrizionali presenti nel suo corredo genetico fanno di questa cultivar una delle migliori varietà italiane.

Il sommelier dell'olio consiglia di abbinarlo con i piatti tipici della tradizione pugliese: fave e cicorie, orecchiette con le cime di rapa, zuppe di legumi.


Un giro d'olio o anche due !

#ungirodolioanchedue