Terroir&Bio


“Riconoscibilità”: qualche anno fa, prendendo a prestito l'intraducibile vocabolo Terroir, il vino doveva raccontare il suo territorio.
E così quando accostavi al naso un passito di Pantelleria piuttosto che un Barolo delle Langhe, chiudevi gli occhi e immaginavi il sole che aveva appassito in pianta o sui graticci il moscato o la nebbia che aveva avvolto il grappolo del nebbiolo.
Ieri, mentre i “vignaioli parlavano” di tecniche, di presse sperimentali , di percentuali di solfiti e del disprezzo per lieviti selezionati, io cercavo nel vino il sole sicano di Guccione, il vento gallurese di Dettori e i profumi di macchia pugliese nel primitivo di Pichierri.
Assenza di sovrastrutture, di chimica, di sofisticate pratiche di cantina devono essere solo il mezzo per ottenere la vera identità territoriale.
La strada che porta alla perfezione è, per molti, ancora lunga, ma se bio significherà "per tutti" Terroir allora dico:
Bio, per sempre.






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