sabato 15 aprile 2017

2018, il vinitaly che verrà





A Verona chiudono i cancelli dell’ulitima edizione del Vinitaly 2017 e già tutti pensano all’anno che verrà.
Rilevante quest’anno è stata la presenza degli ospiti stranieri e dei numerosi buyers. La loro attenzione è stata finalizzata senza dubbio alla qualità del vino da acquistare più che alla quantità e al suo prezzo.

La tendenza del mercato mondiale, è ormai un dato oggettivo, è rivolta al mondo del vino biologico e biodinamico. È di moda il modo di produrre vino. Quello che conta oggi è senza dubbio la modalità della produzione concentrata sulla ecosostenibilità, protezione e difesa del pianeta con attenzione particolare alla tendenza consolidata della sana e buona alimentazione e con la consapevolezza e riconoscimento che è la natura da sempre colei che decide per noi e non l’uomo per lei.

Alla luce di questo orientamento per il Vinitaly che verrà mi auspico che il settore dedicato al vino "naturale" abbia una accoglienza meno spartana, più comoda e “sostenibile” soprattutto per coloro che vogliono con impegno e concentrazione assaggiare o degustare vini che hanno bisogno di una analisi sensoriale più attenta ed esclusiva.

Così come oggi è strutturato e pianificato, lo spazio dedicato a questo comparto non rende merito al vino che rappresenta: troppo scomodo e poco vivibile.
Per questo motivo sottolineo che il “pollaio superintensivo” destinato agli assaggi e alle visite è decisamente da migliorare se non da rivedere totalmente.

Mi aspetto per il 2018 : stand adeguati a misura d’uomo e non similgabbie per volatili, sedie comode e non trespoli di fortuna vacillanti, tavoli da esposizione più ampi e non piani di appoggio inesistenti e infine visibilità più ampia.

Con la speranza di ritrovare un vivit vivibile per tutti, aspetteremo le nuove annate, le nuove tendenze, novità e progressi per il vinitaly che verrà, 2018.



#vivitvivibile   #vivitsostenibile





lunedì 27 marzo 2017

Karpene, il presidio slow food che premia una storia d'amore millenaria




Se c’è una visione romantica dell’olio è quella di due giovani ragazzi pugliesi, Raffaele e Carole, la cui storia inizia tra gli ulivi secolari della Riserva Naturale di Torre Guaceto, e termina a lieto fine con la realizzazione di un sogno: l'assegnazione del presidio slow food al loro extravergine d’oliva Karpene.

Il loro punto di incontro e di arrivo è stato il payoff della associazione — buono, pulito e giusto  insieme a millenni di storia concentrati negli ulivi secolari della loro azienda agricola Pietrasanta che, ereditata da Raffaele Leobilla, produce olio da tre generazioni in agro di Carovigno.

Ma i nostri giovani imprenditori sanno bene che non basta produrre olio per fare alta qualità. Non basta solo raccogliere, spremere, estrarre e imbottigliare. Servono onestà, serietà e attenzione in tutte le fasi della lavorazione, serve un equilibrio tra ambiente e obbiettivo, un progetto per affrontare la complessità della filiera produttiva, servono impegno e fatica perché in Italia gli impianti di coltivazione tradizionale, seppure di valore inestimabile, hanno costi e cure elevate rispetto ai più nuovi allevamenti intensivi e meccanizzati europei.
Infine, servono amore e dedizione.

Ottanta sono le piante secolari di Ogliarola salentina situate ad un chilometro dal mare nella riserva naturale di Torre Guaceto, in un clima adatto a garantire la coltivazione di olive autoctone di qualità superiore da cui estrarre l'olio Karpene. 
Il basso impatto ambientale, l'età degli ulivi e il terroir hanno permesso all'azienda Pietrasanta di ottenere il prestigioso riconoscimento di "Presidio Slow Food" dell'olio di oliva extravergine. 

Le caratteristiche chimiche del Karpene sono soprattutto il basso livello di acidità e perossidi e la presenza importante di polifenoli, tocoferoli e vitamine.
In degustazione sfoggia il suo colore giallo verde e la sua limpidezza. Elegantemente composito il suo impatto olfattivo: erbe aromatiche fresche come il timo e la salvia, un delicato sentore fruttato di mela, mandorla e fiori gialli ma è al gusto che la cultivar Ogliarola salentina esprime tutta la sua personalità.

Il ritorno di erbe aromatiche, frutta fresca e mandorla dolce ne fanno un olio di particolare interesse. L’equilibrio poi tra amaro e piccante ne consentono un uso vario e diversificato nelle preparazioni della cucina tradizionale pugliese e salentina tra cui: pinzimoni di verdure fresche locali (come la carota viola di Polignano), ciceri e tria, crostacei al vapore e carpacci di pesce. Ottimo nella preparazione dei taralli e in cucina nelle salse a base di oli vegetali. 
Struttura e persistenza chiudono il finale di questo singolare extravergine “riserva naturale".

Ma ogni arrivo è un punto di partenza: attualmente l'azienda Piatrasanta è in conversione biologica e oltre a produrre olio ha deciso di chiudere sottovetro le "antiche ricette di famiglia": passata di pomodoro, carciofi, lampascioni, melanzane e fichi mandorlati sono solo alcune delle loro preparazioni in commercio.

"La ricetta per vivere felici è amare", ci racconta Raffaele. "Amare la tradizione, il mare, il sale, la terra e i miei ulivi che sono per me il simbolo della Puglia che lavora ed esporta modelli di tenace imprenditorialità.  La Puglia siamo noi: storia da coltivare, tempo da mangiare, salute da distillare". 






#ungirodolioanchedue



Azienda Agricola Pietrasanta
Via D. L.Sturzo, 60
72012 Carovigno (Brindisi) 


venerdì 10 marzo 2017

Olio è salute?





Olio è salute?
Sì, ma solo se scegliamo con cura e consapevolezza il prodotto che arriverà sulle nostre tavole.

La prima cosa da fare è considerare l’olio come una semplice spremuta di frutta. Immaginiamo di avere uno spremiagrumi e di premere arance o limoni, lo stesso principio vale per le olive. L’olio extravergine di oliva è a tutti gli effetti il succo delle olive (frutto della pianta dell’ulivo) ottenuto solo con mezzi meccanici e fisici e ha in sé tutte le caratteristiche organolettiche e nutrizionali che servono per la salute e il nostro benessere, conquistandosi così l’appellativo di alimento nutraceutico.
Un olio che fa bene e che contiene tutti gli elementi che necessitano per una sana nutrizione (antiossidanti, vitamine, polifenoli) deve essere prodotto con le migliori tecniche agronomiche, di lavorazione e di produzione.






Ma come arriva una sana spremuta di olive dal campo alla nostra tavola? 
Le olive devono essere raccolte sane e integre e arrivare in frantoio in ceste areate, non ammassate. Lavate, frante andranno “spremute” al massimo entro 24 ore dalla raccolta.
Dopo una breve decantazione ed eventuale filtrazione, l’olio va imbottigliato e immesso subito al commercio con le dovute precauzioni di conservazione. Ricordiamo che la luce, il calore e l’ossigeno sono i nemici numero uno dell’olio così come per ogni altro alimento. Oltre a preservarne l’integrità in casa, allontanandolo da fonti di calori come la cucina, terrazzi assolati, contenitori inadatti, facciamo attenzione alla sua posizione sugli scaffali di vendita al momento dell’acquisto.

Numerose sono le scelte commerciali presenti oggi sul mercato.
Lo acquistiamo negli ipermercati, gastronomie, in alcune enoteche con reparti dedicati all'olio o nelle più numerose elaioteche, e al sud dove il consumo di olio è più rilevante ci si rivolge ancora oggi al frantoiano di fiducia a km zero.
E quindi dopo aver ben deciso, a seconda dell’uso o gusto personale, se il nostro olio dovrà essere : leggero, mediamente intenso o intenso (dove per intensità intendiamo tutti i profumi che l’olio diffonde una volta nel bicchiere o sulle nostre preparazioni) con note leggere o decise di amaro e piccante (segno indiscusso di alta qualità dell’olio e non un difetto) andiamo subito a leggere bene l’etichetta che è fonte di preziose informazioni.

In cima alla piramide della qualità c’è l’olio extravergine di oliva a Denominazione di origine protetta o DOP, che ha la garanzia legale di un prodotto perfetto senza difetti perché sottoposto a seri controlli ed analisi sia chimico-fisiche che organolettiche.
È un olio a norma di legge e che mantiene fino a data di scadenza inalterate tutte le proprietà nutrizionali.
L’etichetta con dicitura olio extravergine di oliva senza la menzione dop prevede, invece, che sia il produttore ad assumersi la responsabilità che tutto sia legalmente conforme. Queste sono dunque le due categorie merceologiche che i medici e gli esperti in nutrizione consigliano per l’uso quotidiano – soprattutto a crudo – nella nostra alimentazione.
Per le altre categorie degli altri olio di oliva commestibili attenzione sempre a leggere la etichetta: per alcuni il procedimento di estrazione prevede una parte di olio vergine tagliato con olio estratto chimicamente e raffinato per cui non apporterà mai quel prezioso corredo aromatico e contenuto nutrizionale dell’olio extravergine di oliva.

Ma come orientarsi invece per la scelta basata sul gusto e sulle caratteristiche organolettiche di un olio?
Meglio leggero, mediamente intenso, o intenso? Con note delicate o decise di amaro e piccante?
L’Italia possiede un patrimonio di cultivar (varietà di olive) unico al mondo, un vero patrimonio da tutelare come bene dell’umanità. I nostri uliveti sono alberi secolari per la maggior parte con un impianto di tipo tradizionale nel rispetto della natura del territorio, dell’ecosistema e delle biodiversità.
Da nord a sud troviamo oli prodotti da olive di ogni genere e gusto. dalla Lombardia passando per l’Umbria, Abruzzo e scendendo al sud in Puglia, che da sola produce il 40 % dell’olio nazionale, fino in Calabria e isole.




La scelta vera e importante per noi sarà soprattutto l’azienda produttrice che avrà in sé tutte il know how (capacità acquisite) per raccogliere e trasformare il frutto in olio con assoluta serietà e onestà. I produttori della nuova generazione sono più preparati e consapevoli dei loro padri.
Sempre più oggi frequentano corsi di avvicinamento all’assaggio tecnico, per riconoscere i difetti (che possono manifestarsi nelle vari fasi di produzione) o corsi di sommelier per valutarne solo i pregi e caratteristiche, si aggiornano e hanno come unico obbiettivo la qualità.
Questa ricerca continua della qualità richiede l’intervento di nuove figure professionali come l’oleologo (enologo nel vino) il tecnico assaggiatore (per valutare l’assenza di difetti) e il sommelier dell’olio, come consulente nella ristorazione per per approvvigionamento delle etichette.
Abbinare l’olio al cibo è una delle competenze del sommelier dell’olio che dopo aver bene valutato le caratteristiche di aromaticità intensità, gusto, struttura, equilibrio tra amaro e piccante lo abbinerà al cibo: come supporto, come rinforzo e caratterizzazione o fondersi con la preparazione sempre in armonia di gusto.



E’ per questo che l’olio a differenza del vino assume tecnicamente significati e usi diversi. L’olio che è diventato un nobile ingrediente e non più un condimento, come aceto, glasse, e dressing ma parte integrante della preparazione.
Le ricette di ogni chef attento dovrebbero riportare tra la descrizione degli ingredienti oltre la quantità anche il tipo di olio da utilizzare: fruttato (frutto dell’oliva): leggero medio e intenso

La dieta mediterranea salverà il mondo e l’olio ne è un alimento fondamentale. Alcuni esperti hanno proposto un packaging in “minidosi” da somministrare quotidianamente per soddisfare il fabbisogno giornaliero nutrizionale.



 Quindi in conclusone: un giro d’olio? .. anche due!


#ungirodolioanchedue

lunedì 6 marzo 2017

Sommelier e Assaggiatore: due professioni un solo obbiettivo




Quali sono le differenze tra il Sommelier dell’olio e Tecnico Assaggiatore di oli extravergini di oliva?
Queste due interessanti figure professionali si occupano essenzialmente della degustazione e degli assaggi di oli extravergini di oliva, ma perché sono così indispensabili per la valutazione di un olio?

Partiamo dall'olio: l’olio extravergine di oliva, ottenuto semplicemente attraverso la spremitura delle olive (frutto dell’ulivo) arriva sulle nostre tavole passando dal campo alla bottiglia attraverso una serie di operazioni quali coltivazione, raccolta, estrazione. E solo quando i produttori sono stati attenti a fornirci un olio di alta qualità, verseremo nei nostri piatti quella famosa pozione magica che, se assunta quotidianamente, ci apporterà benessere e salute per la nota presenza di vitamina E, antiossidanti, polifenoli, tocoferoli e cosi via.


Ma chi ci assicura che un olio di oliva sia veramente extravergine?
Le analisi di laboratorio, prima di tutto, e poi quelle sensoriali ed organolettiche.
Le verifiche sono effettuate sia in laboratorio (per controllare i parametri di acidità e perossidi etc) e sia in sede di veri e propri assaggi (per il suo flavor: profumo e gusto ma soprattutto per accertare la totale assenza di difetti).
Il lavoro e l’abilità del Tecnico Assaggiatore di Oli Extravergini di oliva è quello di collocare, attraverso la sua esperienza, l’olio nella categoria: extravergine (a Denominazione di Origine Protetta, DOP)
Gli strumenti usati sono: i suoi sensi quali la vista, olfatto, gusto, e una “scheda” di valutazione che gli consente di trascrivere i profumi e sapori trovati e di “quantificarli” con un metodo concordato dal COI (Consiglio Oleicolo Internazionale).
E definirà anche se l’olio che analizza sia leggero, medio o intenso. Questa ulteriore classificazione orienterà il consumatore sulla scelta basata sul proprio gusto e non solo sulla qualità. Dopo la valutazione e la classificazione, l’olio extravergine arriva sugli scaffali di una olioteca, in gastronomia, negli ipermercati o al ristorante.


Ed è a questo punto che il sommelier dell’olio (pari a quello del vino) avrà il compito avvincente di raccontare il mondo in bottiglia (cultivar o blend utilizzato, azienda produttrice, storia del terroir, forma di allevamento, epoca della raccolta delle olive, metodi di estrazione fino alle modalità e i consigli di conservazione)
Attraverso la degustazione individua le caratteristiche organolettiche di intensità, struttura,equilibrio, amaro e piccante.  Abbina l'olio al cibo in armonia con i sapori della preparazione e redige la carta degli oli nella ristorazione.
Anche il sommelier utilizza due strumenti: i suoi sensi e la scheda per l'analisi sensoriale che gli permetterà di collocare l'olio nella sua giusta tipologia di dolce e leggero, intenso, amaro e piccante, forte e deciso.

Sommelier e Assaggiatore, due professioni distinte ma con un solo obbiettivo: perseguire e difendere l'alta qualità del nostro extravergine di oliva.


#ungirodolioanchedue






lunedì 13 febbraio 2017

Michele Biancardi, l'eleganza dei giardini della vite





Da sempre l’uomo e il vino hanno avuto storie parallele ma negli ultimi anni fare il vignaiolo è divenuto un mestiere d'arte.
La nuova consapevolezza del rispetto per la natura e la tutela dell’ambiente impongono al produttore obblighi etici e morali. Oggi più che mai rispettare il ciclo di un ecosistema vitale tra vigna, uomo e territorio significa fare vino secondo natura ed essere custodi di un territorio. Fare vino è un lavoro di passione, sacrificio e attesa. 
Ecco alcuni esempi di produttori di sogni e di vino vicino a me per luoghi e radici. 


Un piccolo cancello e un basso muretto a secco dividono l'azienda e un boschetto di pini marittimi, da lunghi e ordinati filari di vite da fare invidia ai vigneti borgognoni più cult . E' qui, in agro di Cerignola e a pochi chilometri dal mare, che Michele Biancardi ha realizzato il suo progetto di vita. Pannelli solari, coltivazione biologica, difesa ambientale sono i must aziendali che guidano da sempre la sua attività di vignaiolo "autentico". Da poco più di un anno ha realizzato nuovi e suggestivi spazi per i vini a dimora. La sua produzione è una tra le più interessanti di tutto il Tavoliere delle Puglie. 




Viticoltori si nasce o si diventa? E come nasce il desiderio di coltivare un vigneto?
Nel mio caso, si diventa. Sicuramente ho avuto il vantaggio e il grande privilegio di nascere in una famiglia già dedita da tempo al settore. Mio nonno e, dopo di lui, mio padre, sono stati imprenditori agricoli.
Dunque, già inserito sin da piccolo nel mondo dell’agricoltura, ho intrapreso gli studi di agraria e successivamente ho fatto un master in viticoltura ed enologia e una volta terminato il percorso universitario, ho deciso di voler tentare questa strada. Alla conduzione dell’azienda di famiglia ho affiancato, con l’introduzione del vigneto e della cantina, il mio personale contributo.


Descrivici in tre righe il tuo territorio e la tua filosofia di produzione. 
Cerignola, il paese in cui vivo ed in cui è situata la nostra azienda, è un paese da sempre votato all'agricoltura. E’ tra i primi paesi in Italia per estensione territoriale e gran parte di questo territorio è campagna coltivata ad oliveti e soprattutto vigneti. Solitamente qui si è sempre guardato più all'aspetto quantitativo. Ad esempio, per dirne una, la forma di allevamento prediletta è il tendone, mentre personalmente ho voluto abbracciare una filosofia diversa, di una produzione magari più limitata, ma che desse maggior rilevanza agli aspetti qualitativi: forme di allevamento meno intensive, produrre vino in bottiglia, seguire metodi di produzione biologica...


Dove sei più felice, in un vigneto o in una cantina? 
In un vigneto, perché amo stare a contatto con la natura. Per me è una soddisfazione grandissima seguire la crescita e il continuo rinnovarsi delle piante nel susseguirsi delle stagioni. Ciò che amo di più è camminare tra i filari e sentire il respiro delle piante.


Qual è ad oggi il tuo traguardo più grande? 
Probabilmente il fatto che i nostri vini possano trovarsi nei calici di persone dall'altra parte dell’Europa o chissà dove ancora!


Come ti piacerebbe definissero il tuo vino: artigianale, naturale, biologico, vino vero o.. ? 
Mi piacerebbe che i miei vini fossero definiti “autentici”. Ciò che personalmente apprezzo in un buon vino è che non vengano falsate le peculiarità del vitigno. Se bevo un Nero di Troia mi aspetto che degustare un vino tannico, elegante, e mi piace trovare questo.


Con quale varietà d’uva non coltivata da te al momento ti piacerebbe misurarti? E quale varietà secondo te è immeritatamente ignorata? 
Adoro il Pinot Noir, anche se trovo che rispetto alle nostre condizioni pedoclimatiche non sia il vitigno ideale da coltivare. Per quanto riguarda invece la varietà immeritatamente ignorata, penso che il Minutolo sia una di queste. E’ un vitigno con un grande potenziale, non per altro, ho deciso di “adottarlo” includendolo tra le nostre produzioni.


Che rapporto hai con gli altri produttori del tuo territorio? Esiste una squadra e un interesse comune?
Sicuramente un buon rapporto, un rapporto di stima, anzi con alcuni di loro si può dire sia proprio amico. Proprio pochi mesi fa’, su iniziativa del comune, si è cominciato a parlare della costituzione di un possibile consorzio tra produttori locali, ma si tratta ancora di un progetto in fase embrionale.
Personalmente credo che l’interesse comune debba essere quello di riscattare il nostro territorio che da sempre rappresenta “l'abbeveratoio” dal quale attingono molte e molte cantine del nord, dal momento che si produce molto mosto e vino sfuso che poi finisce in bottiglie di aziende altrui. Il punto sarebbe far conoscere e far apprezzare vini del territorio, dal territorio.


Come influisce il tuo lavoro sulla tua vita privata? I tuoi affetti e la tua famiglia sono fieri di te o ti avrebbero voluto “un colletto bianco” con orari di lavoro prestabiliti e senza stagionalità? 
Come ho detto prima, la mia famiglia era già da tempo nel settore e quindi abituata ai suoi ritmi e alle sue peculiarità, anzi per mio padre è stata sicuramente una soddisfazione che io abbia seguito i suoi passi. Chi probabilmente non era abituata a questo è mia moglie, la quale però sta imparando ad apprezzare anche quelli che sono gli aspetti positivi di questo lavoro.


Si diventa vecchi ma mai quanto una vigna, che ci sopravvive. Dove ti trovo tra 20 anni? 
Spero vivamente ancora qui, tra le nostre terre e la nostra azienda, magari evoluta, migliorata, ma sempre lei.






venerdì 10 febbraio 2017

Un giro d'olio o anche due




Tra le cultivar pugliesi spicca per la sua grande personalità la Coratina del nord barese.    
Austera, amara e piccante è stata prodotta in passato spesso a scopo di taglio per oli più leggeri.
Trovare in bottiglia un olio monovarietale di Coratina ci permette di far il pieno di bontà e salute e di apprezzare le sue tipiche caratteristiche organolettiche di intensità olfattiva e gustativa.
Per lungo tempo il suo spiccato amaro e piccante é stato considerato un difetto mentre oggi la scienza lo riconosce come una qualità e punto di forza. Le proprietà antiossidanti e nutrizionali presenti nel suo corredo genetico fanno di questa cultivar una delle migliori varietà italiane.

Il sommelier dell'olio consiglia di abbinarlo con i piatti tipici della tradizione pugliese: fave e cicorie, orecchiette con le cime di rapa, zuppe di legumi.


Un giro d'olio o anche due !

#ungirodolioanchedue